LA RUBRICA DOJO ITALIA. “Il connubio Maestro, Figlio, Genitore.

7 Aprile, 2026

 

 

Lo sport giovanile è un intreccio fatto di visioni, aspettative e di passione.
Dentro questo sistema esistono tre protagonisti: il figlio, il genitore e il maestro.
Tre modi diversi di guardare lo stesso percorso.
Tra le tre parti si può creare armonia oppure trasformare ogni stagione sportiva in qualcosa di pesante e difficile da gestire.
Il figlio vive lo sport con entusiasmo puro.
Per lui è un gioco, è appartenenza; non pensa alla logistica, agli orari, alle cene da preparare o ai turni di lavoro.
Pensa solo a quel momento in cui si sente bene, si sente parte di qualcosa che lo fa crescere.
La sua passione è semplice, “Mi piace, voglio farlo.”
Il genitore motivato è un alleato prezioso.
Vede nello sport un mezzo di supporto per la crescita del figlio.
A volte spinge troppo, a volte troppo poco, ma lo fa per amore.
È il genitore che sostiene e accompagna senza soffocare.
Poi c’è il genitore demotivato,” l’ostacolo”. Non è cattivo ne disinteressato, è semplicemente stanco.  Quando è stanco, lo sport diventa la prima cosa da sacrificare per la “comodità familiare”.
Le tipiche frasi: “Oggi saltiamo, siamo tutti un po’ stanchi”, “Meglio stare in famiglia”, “Non esageriamo con gli impegni.”
Il maestro, nel frattempo, osserva tutto.
Vede il potenziale del bambino prima che il bambino lo veda in sé stesso.
Conosce il valore della fatica e soprattutto della continuità.
Sa che la passione va protetta, non schiacciata.
Spesso deve fare da ponte tra l’entusiasmo del figlio e la “prudenza” del genitore, cercando di mantenere un equilibrio.
Il momento più delicato arriva quando il bambino diventa adolescente, diventa bravo, autonomo e motivato.
Il maestro vede che è ora di fare il salto, Più impegno e più responsabilità.
Il ragazzo è pronto, il maestro è pronto. Il genitore, invece, entra nella fase del “non esageriamo”.
“È bravo, sì, ma senza esagerare”, “Non voglio che si stressi”, “La scuola prima di tutto.”
Traduzione: mi spaventa che stia crescendo.
Quando il maestro introduce alcune regole: puntualità, costanza, responsabilità, a volte arriva la frase: “Però i genitori siamo noi”
Una puntualizzazione che spesso significa: apprezzo il tuo lavoro, ma decido io le regole.
Il maestro parla di crescita e il genitore parla di controllo.
In questo momento il ragazzo rischia di destabilizzarsi e perdere motivazione.
Poi arriva qualche delusione sportiva, una gara andata male, una convocazione mancata ad una gara, un periodo di calo. È il momento in cui il maestro sa esattamente cosa fare.
Motivare e tentare di rimetterlo in gioco.
In questo momento nasce la resilienza, ma il genitore demotivato coglie l’occasione come un segno del destino: “Vedi? Era troppo”, “Meglio rallentare”, “Non voglio che soffra.”
Il maestro perde “potere” proprio quando ne servirebbe di più, il ragazzo torna “amatore”, quando va bene, e il genitore si sente nel giusto perché comunque il ragazzo continua a frequentare la palestra gli amici in un ritmo “più sereno”.
Per fortuna, non è sempre così.
Ci sono famiglie che rappresentano l’esatto opposto, che ascoltano, che collaborano e si fidano. Comprendono il valore dello sport, che rispettano il ruolo del maestro, che sostengono i sogni del figlio senza soffocarli e senza frenarlo.
L’approccio che hanno davanti a una delusione è quello di supportare e dare forza per ripartire e riprovarci.
E’ soddisfacente quando il maestro propone un salto di qualità e non è solo.
Sente di avere un grande appoggio ma anche una grande responsabilità.
Sono consapevoli e credono con forza che educare è un lavoro di squadra, non una gara di autorità.
Sono queste famiglie che permettono al ragazzo di diventare non solo un atleta migliore, ma una persona più forte, capace di mettersi in gioco anche quando questo diventa complicato e difficile.
Perché lo sport è un viaggio, che rispecchia appieno la vita in ogni contesto. A volte pieno di ostacoli… ma quando famiglia, maestro e allievo remano nella stessa direzione, anche se con obiettivi diversi, diventa un viaggio straordinario.
Il maestro accende la fiamma, il ragazzo la alimenta, la famiglia la protegge.
Quando questo accade, nessun sogno è troppo grande.
F. P.